Tra la Frentania e il Sannio, storia di popoli vicini e di terre nostre

guerriero sannitaLocandina Italia nostra SchiaviDa Davide Aquilano, archeologo e attivo Presidente d’Italia Nostra nel Vastese, riceviamo notizia di un’altra iniziativa volta a ridare immagine, o a riposizionare nella cultura del luogo, quell’antica popolazione italica, i Sanniti, che fieramente tentò di opporsi all’espansione dei Romani verso il sud del penisola. Lodevole manifestazione, se è vero che la storia (il dispiegarsi nel tempo e nei luoghi della vicenda umana) non deve procedere ed essere condizionata da un memoriare settario quanto tronfio e retorico del proprio passato o nel decretarne una “damnatio memoriae” di chi in esso non è compreso e non si riconosce. Nel novecento italiano si è realizzato, con chiaro fallimento, nel prima e nel dopo, l’uno e l’altro modo, in una nota quanto sterile contrapposizione “ad escludendum” tra “vincitori” e “vinti”, più simile ad un gioco dei ruoli infantile (incredibilmente in auge nelle vicende politiche, anche oggi), che a una riflessione storiografica e a una proposizione culturale, serene e, proficue, delle umane ‘storie’ passate, in un certo tempo e luogo.

Nel Convegno del 27 dicembre prossimo, a Schiavi d’Abruzzo, intitolato: “I Sanniti d’Abruzzo, Molise, Campania e Puglia”, come nei precedenti e in altri preannuciati “incontri tematici”, s’intende – leggiamo in un Comunicato – “offrire ai territori dove sono vissuti i Sanniti l’opportunità di conoscere questo grande e fiero popolo … attraverso un quadro generale delle più aggiornate ricerche sull’argomento”.

“Finalmente un’epopea dei Sanniti?”, ci si chiede. Non credo che si voglia letteralmente questo, per non ricadere nel futile “gioco” di cui sopra. Di sicuro, iniziative storico-culturali come queste vanno in controtendenza a fronte della deficitaria didattica ministeriale in vigore, per colmare lacune di conoscenza e ‘sapienza’ createsi nella formazione delle nuove generazioni. E questo va detto e proposto, al di là delle contrapposizione “tout court” al Programma governativo e al Ministro all’Istruzione di turno. In una delega date alle Regioni su tante materie, anche laddove il localismo va a ledere (sbagliando) l’essere cittadini di un’unica patria e nazione, sarebbe utile che nella Scuola pubblica fosse previsto, normativamente, di integrare e ampliare gli insegnamenti comuni nazionali con altri – a mezzo di Incontri, Convegni, Seminari di studio, prodotti da Associazione ed Enti, anche privati – utili ed anzi necessari alla conoscenza della ‘storia’ locale (vicende, usi, prodotti e manufatti, costumi e tradizioni). In un intelligente amore di ciò che è “del luogo” che si configuri quale arricchimento identitario e non a contrapposizione, ad altro e ad altri, ottusa ed egosistica, sia in termini geografici che storici. Questa, direi e …l’Italia nostra che vorremmo. Per meglio dire: quella che vogliamo. In un presupposto di autentica democrazia, sia pure delegata, ma avvertita, vigile e mai acquiescente al Potere da parte di alcuni conquistato ed esercitato.

Tu vedi a cosa ci porta il riscoprire o ricordarsi anche dei Sanniti! –
Giuseppe F. Pollutri