Il mito di Lampedusa quello dell’Italia

immigrati_lampedusaUn video choc sta facendo il giro del web, suscitando ribrezzo e delusione nei confronti di chi si occupa o si dovrebbe occupare delle condizioni degli immigrati clandestini che sbarcano a Lampedusa. Nel video, facilmente trovato sul web si vedono gli immigrati, uomini e donne, in totale promiscuità, che vengono costretti a spogliarsi in una sorta di recinto ricavato in mezzo ad una stradina (!) dell’isola per poi essere irrorati, disinfettati contro quella che sembra essere una improbabile scabbia (che tra l’altro nel servizio viene negata), per mezzo di un idrante; gli abiti ed indumenti dei malcapitati vengono buttati in qualche parte che non si riesce a vedere. L’aspetto che rimarcava il servizio era quello dell’indifferenza e l’automatismo con cui gli operatori svolgevano questo “incarico” a dimostrazione che era ormai prassi collaudata ed abituale. Ho visto scene del genere nei filmati su campi di concentramento tedeschi della seconda guerra mondiale: ed ho detto tutto. Il sindaco, cui è stato mostrato il filmato, si è dichiarato sorpreso ed indignato; io lo sono ancor più quando mi rendo conto intanto che gli “operatori sanitari” fanno parte della “Cooperativa Lampedusa Accoglienza” che gestisce l’accoglienza nei Centri CIE dell’Isola e già questo costituisce un aggravante ad un comportamento odioso prima che criminale; in secondo luogo (se mai si può fare una classifica di cosa è peggio) il sindaco e la Boldrini e la “politica, tutti indignati speciali, tutti inconsapevoli, tutti calati nel ruolo di soccorritori, tutti “santi subito”; nessuno sapeva niente: così come nessuno potrebbe mai sapere se e cosa faranno gli immigrati in un Paese in cui si comincia a lottare per avere un pasto caldo alla Caritas. Nessuno che si occupi di realizzare veramente punti di accoglienza e centri di formazione nei Paesi da cui provengono. Partiti allo sbaraglio ed accolti allo sbaraglio: questo il risultato di politiche, se mai possono essere definite tali, miopi e falsamente buoniste.

Elio Bitritto