Zibaldone illiro-sabaudo-montenegrino

Elena del Montenegro (1873-1952) Alessandro II (1818-1881) Milena del Montenegro (1845-1923) Militza del Montenegro (1866-1951) Vittorio Emanuele II (1820-1878)Non tutti sanno che i primissimi “ricordi italiani” di Elena, la nostra Seconda Regina, è possibile datarli a un giorno dell’inverno 1875, a Napoli, quando Lei non aveva ancora compiuto tre anni. Quello era stato il suo primo viaggio oltre le aspre montagne del Montenegro, e a quella data risaliva il suo primo incontro con un Savoia. Napoli, inverno 1875, dunque. La Principessa Milena del Montenegro (nata Duchessa Vukotiç), madre di Elena, benchè all’apparenza fosse bella e forte, con le gote dorate dalla frizzante aria montenegrina, mostrava sintomi della più temuta malattia di allora: la tisi. La diagnosi si sarebbe rivelata errata, ma i medici di Vienna e Pietroburgo consigliarono il rimedio riservato ai ricchi: svernare al sole, in un paese mediterraneo. Nicola I del Montenegro non era ricchissimo (non potè mai permettersi di dare una dote “faraonica” alle sue figlie), ma le sue sostanze non sarebbero andate in rovina se avesse affittato una villa a Posillipo. Lo fece e mandò la Famiglia in villeggiatura. A Napoli e dintorni c’era allora un bel via vai di teste coronate e la presenza della Principessa Milena con i suoi sette figli maschi e femmine (altri cinque sarebbero nati negli anni successivi) non avrebbe fatto notizia se i Sovrani d’Europa non avessero condiviso una istintiva e divertita simpatia per il minuscolo Principato balcanico la cui storia era intessuta di strenue resistenze contro le invasioni dell’Impero Osmànlo. Il più potente Sovrano della terra, lo Czar di tutte le Russie, amava ripetere una battuta: «La Russia è imbattibile: ha una popolazione di trecentomila montenegrini e ……. centoventi milioni di russi!». Spesso Nicola I (1841-1921) del Montenegro era invitato a Vienna, alla Corte degli Asburgo, e in queste occasioni lo Czar Alessandro II (1818-1881) gli “prestava” il suo treno personale. Così, quando Milena e figli approdarono a Napoli, furono accolti con cordiale curiosità: era bello vedere quel gruppo familiare in abiti orientaleggianti, tintinnante di collanine e multicolore nelle sete e nei veli, passeggiare in fila sul molo o raggrupparsi sulla spiaggia. E fu qui, sul molo, che un giorno il Re d’Italia Vittorio Emanuele II (1820-1878) volle conoscere la Principessa Milena e i suoi figli. Elena era in braccio alla madre. Ricordava il vecchio galante Sovrano nell’atto di fare l’inchino, di carezzare bambini e bambine, finché, presa tra le sue una manina di Elena, gliela baciò. A Elena non venne mai in mente che quella spiritosa galanteria nei suoi confronti fosse in realtà rivolta alla sua bellissima mamma dal più inarrendevole conquistatore di cuori femminili che mai abbia avuto Casa Savoia: preferì tesoreggiare l’episodio e, nei decenni successivi, raccontando come un segno premonitore del destino, o addirittura come una “scelta” a futura memoria fatta dal nonno di colui che sarebbe diventato suo marito. D’altronde, se il primo Re dell’Italia unita le aveva fatto il baciamano, un paio d’anni più tardi un altro personaggio del nostro Risorgimento avrebbe reso omaggio alla Famiglia della piccola Elena: Giuseppe Garibaldi (1807-1882). In una lettera da Caprera, parlando delle Nazioni più stimabili d’Europa, Garibaldi scriveva: «Il Montenegro primeggia incontestabilmente tra queste e non so se sia maggiore il genio guerriero del Principe Nicola I Bàlshit-Piètrit-Njëgùshit o l’eroismo impareggiabile del suo popolo. Entrambi sono di grandissimo merito!».

Certamente, negli anni a venire, dopo la Prima Guerra Mondiale (1914-1918) e dopo la morte in esilio di Nicola I, Elena di Savoia dovrà spesso rintuzzare certi giudizi maligni pronunciati contro suo padre da Vittorio Emanuele III (1869-1947): e lo farà proprio ricordandogli questo lusinghiero giudizio di Garibaldi. Ecco, ora, uno stralcio di un eccezionale documento quasi inedito, che testimonia grande bontà d’animo, rettitudine e sincerità da parte della Seconda Regina d’Italia. «Missia cara, il loro Re, come sempre, perdona tutto. E per lui si tratta di Italiani, con le loro testoline calde, ma il cuore è sempre buono, noi lo sappiamo bene. Noi stessi, noi siamo talmente Italiani e pronti a ogni sacrificio purché questa cara Nazione cessi di soffrire e torni nella Pace, sotto la Monarchia o sotto la ……. Repubblica !». Così scriveva (nel marzo 1944, analizzando la drammatica situazione italiana) Elena di Savoia a sua sorella Militza, Gran Duchessa di Russia.

Elena parlava correntemente ben sette lingue: albanese, francese, italiano, montenegrino, russo, tedesco e turco. Aveva, inoltre, un debole per la musica. Suonava benissimo il violoncello. Un grande maestro, Giacomo Puccini, le dedicò perfino “Madame Butterfly”, una delle sue opere più belle.

Tiberio Occhionero

 

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