Clandestini. Che fanno gli “altri”?

untitledSul problema della clandestinità l’Italia si divide tra il buonismo vero e sentito, il buonismo di facciata del Politicamente corretto e l’espulsione, con o senza il corollario del “reato”. Prendendo ad esempio quattro Paesi a noi vicini per tanti motivi, Francia, Spagna, Gran Bretagna e Svizzera, si scoprono diversità che possono essere utili punti di riferimento in Italia: a cominciare dalla considerazione se questa (clandestinità) debba essere considerata un reato oppure no. I Paesi citati hanno diverse ma significative esperienze di immigrazione e sono rette da diversi orientamenti giuridici e, soprattutto, hanno conosciuto e vissuto in questi ultimi tempi l’esperienza dell’immigrazione clandestina. Soprassediamo per un momento alla considerazione che “entrare” in un Paese possa essere considerato un reato, il legislatore di questi Paesi si “preoccupa” di come far fronte ad una presenza che, al di là delle considerazioni di tipo umanitario, crea comunque dei problemi: in pratica si preoccupa di come allontanare lo “straniero”. In pratica in Francia e Gran Bretagna non esiste l’obbligatorietà della azione penale; in Spagna non esiste il reato di immigrazione clandestina ed in Svizzera è invece prevista la pena detentiva. Situazioni diverse, dunque, che presentano però un punto in comune, significativo: l’Amministrazione ricerca il modo più efficace e rapido per raggiungere un obbiettivo che in Italia non viene preso in considerazione, l’allontanamento del “clandestino”. In Italia non ci si chiede perché sempre in nome del politicamente corretto o del buonismo di maniera per cui vige il principio dell’accoglienza ma senza pensare al dopo! Tutti con una pensione minima?, tutti con vitto, alloggio, servizi, “paghetta” a carico degli italiani che a malapena, e non sempre, riescono a mantenere se stessi? I nostri statisti dovrebbero sapere che non ce lo possiamo permettere se non per tempi brevissimi; ed allora cosa fare? Li mandiamo indietro? Tra Vendola, la Boldrini e la Kjenge potremmo ritrovarci in una nuova alluvione del Polesine! La Germania e la Francia non li farebbero passare le frontiere e ci imporrebbero una nuova manovra slava migranti; la Svizzera li metterebbe subito in galera e la Spagna farà come ha fatto sino ad oggi, ….! Soluzione: restano in Italia; ma dove, a far cosa, per quanto tempo! Non sono clandestini, non sono apolidi, sono immigrati e, soprattutto, sono profughi. Affrontiamo il problema con una visione unitaria (nel senso di Unione Europea) mandiamoli dove c’è necessità di manodopera o un’economia ricca in grado di sopportare questo carico umano. Si può fare? Certamente ma bisogna avere gli attributo per fare e questi. A quanto pare, sono stati … rimossi.

Elio Bitritto