Scalfari, Crimi e don Mazzi – Due o tre cose che mi va di dire

untitledLa vicenda processuale di Berlusconi ha scatenato la fantasia dei suoi avversari, anzi dei suoi nemici. Dico “nemici” nel senso etimologico del termine “che non è amico, odiato”; ora si può comprendere come il mondo laico possa finalmente sfogare la vendetta con l’insulto che si può supporre “raffinato” da parte di Scalfari, fondatore di Repubblica o “sguaiato” se pronunciato da un tipo qualsiasi come il poco onorevole Crimi. Invece i modi i cui insultano Berlusconi denotano la stessa radice culturale, il nulla! Non si può neanche parlare di Bifolchi o Cafoni perché questi, nella loro ignoranza (anche qui ci sorregge l’etimologia), non sarebbero arrivati alla volgarità fine a se stessa che i due laici hanno saputo rappresentare così bene proprio perché viene dalla loro “pancia” ad immagine e somiglianza del loro essere.

Stupisce, invece, l’arrogante candidatura di Don Mazzi a tutore del Berlusconi affidato alle sue cure “redentive” che si traducono in pratica nell’umiliazione dell’ex premier. Mi ricorda questo prete, questo religioso che ha fondato una bella Comunità di recupero dei tossicodipendenti, un personaggio che non dovrebbe aver nulla a che fare con lui, Mao ed il suo libretto rosso. Quel “libretto rosso” in cui si teorizzava e si applicava lo stesso principio dell’umiliazione a tutti, soprattutto a coloro che il cervello, la cultura, il prestigio avevano coltivato. L’umiliazione fine a se stessa, dicevo, perché, secondo Don Mazzi, solo attraversando le fasi del servire gli altri con la zappa, con la scopa, con la pulizia dei bagni potrebbe esserci la redenzione dell’uomo Berlusconi. A settantasette anni questo prete pretende di cambiare, di redimere un uomo mettendogli in mano la zappa o lo scopettino per pulire i bagni! Il tutto in nome della Fede, Speranza e, soprattutto, Carità di cui dovrebbe essere profondo conoscitore! Il recupero all’onestà intellettuale di Berlusconi passerebbe, secondo don Mazzi, attraverso l’umiliazione fisica invece che il recupero dell’essere uomo, della cultura dell’onestà, della cultura del rispetto. Credo che gli insulti di Scalfari e Crimi (due dei tanti) siano volgari ma coerenti con il loro modo di essere: quelli di Don Mazzi rappresentano invece l’ipocrisia nella forma più becera e la negazione di una delle virtù teologali ( se ricordo bene) la Carità.

Elio Bitritto

 

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