Problema carcerario. Soluzione all’italiana

untitledOgni tanto si ripropone il problema del sovraffollamento nelle carceri italiane: sovraffollamento che “umilia l’Italia” (dice il presidente Napolitano) e la espone all’ennesima condanna da parte della Corte Europea. In realtà il vero problema è rappresentato dalla giustizia in Italia perché la vera vergogna è data dalla durata dei processi e della detenzione preventiva (o cautelare che dir si voglia)! Per il problema del sovraffollamento nelle carceri basta fare due conti: ad oggi sono stipati nelle carceri italiane ben 65.886 detenuti, vale a dire il 50% in più della loro capienza; di questi ben 24.342 sono detenuti in attesa di giudizio, cioè il 37% che non credo siano tutti assassini, stupratori, terroristi, mafiosi gente in pratica che è opportuno trattenere in carcere. E già qui si può fare una buona cernita nel senso che certamente una grossa percentuale di questi può benissimo essere posta agli arresti domiciliari. C’è un altro dato che è significativo ed è quello rappresentato dal numero di stranieri che sono la dimostrazione dimostrata che la Kjenge e la Boldrini non capiscono i termini del problema immigrazione: ben 23.265 sono i detenuti non-italiani vale a dire una percentuale superiore al 35%, cioè più di un terzo dell’intera popolazione carceraria. Qual è la dimostrazione? Il fatto che gli arrivi indiscriminati, clandestini o non clandestini che li si voglia considerare, comporta la necessità che o il governo trova loro una occupazione ed un alloggio, o sono costretti a delinquere, per necessità o per abitudine!

Certo tra amnistia ed indulto potrebbero lasciare la patrie galere in parecchi: facendo riferimento all’ultimo “manovra del 2006 quando furono liberati 17.455 detenuti per un 28% del totale si può pensare, per analogia, ad una percentuale simile e quindi a poco più di 18.400 detenuti liberi. Questa manovra non è certo sufficiente visto che per essere in “pari” dovrebbero essere liberati almeno 20.000 detenuti ( le cifre circa la capienza delle carceri italiane varia tra 45.000 e 47.045): sarebbe però sufficiente a dare “respiro” … per qualche mese! Infatti la percentuale di “rientri” dei detenuti liberati è prossima all80% in Italia per il semplice motivo che una volta fuori non sanno che fare, non sono assunti da nessuno, non sono aiutati dalle famiglie, non sono aiutati dalle istituzioni. E allora?

Intanto costruire altri istituti (e farli meno oppressivi), favorire l’acquisizione di professionalità in carcere, favorire la creazione di cooperative che si occupino di rifare gli argini, le cunette (in generale di rimettere in ordine le pendici delle colline e delle montagne abbandonate dai contadini di un tempo), rimandare (per davvero) nei rispettivi Paesi di origine i detenuti non italiani affinché scontino le pene a casa loro.

Non è difficile: possono comprendere questi suggerimenti anche i nostri ministri e soprattutto quelli che aprendo le porte a tutti creano nuovi schiavi dello sfruttamento nel lavoro e nella prostituzione oltre che tutto un sottobosco di delinquenza piccola e grande.

Elio Bitritto

 

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