“Quel magistrato deve morire!”. A sessantasette anni (30 settembre) dalla conclusione delle apocalittiche assise di Norimberga

Processo di Norimberga Francis Parker Yockey (1917-1960)«Probabilmente non mi lasceranno vivere il tempo necessario perchè io dimostri e documenti al mondo l’infamia e la menzogna del processo di Norimberga. Sono braccato, come un delinquente, dalle più potenti polizie del mondo. Sono ormai quindici anni che sono costretto a fuggire, a nascondermi, a trasformare la mia identità per non essere catturato. Se dovessero prendermi, so già la fine che mi hanno riservato: conosco troppo bene i miei ex amici ……. ».

Questa drammatica e tragicamente profetica dichiarazione veniva rilasciata, nel lontano 12 gennaio 1960, da Francis Parker Yockey (un ex magistrato americano di passaggio a Roma) ad un suo carissimo amico italiano. Appena cinque mesi dopo (il 17 giugno, per l’esattezza) Yockey moriva avvelenato nella cella numero 12 del carcere giudiziario di San Francisco, negli USA. “Con un gesto alla Goering scrisse all’indomani il giornale SAN FRANCISCO EXAMINER ha reso ieri sera finalmente la sua dannata anima al diavolo il latitante criminale fascista Francis Parker Yockey ex Sostituto Procuratore Generale degli Stati Uniti al processo di Norimberga, poi dimissionario dall’incarico e misteriosamente scomparso in Europa; ricercato dal F.B.I. e dalla C.I.A., fanatico di Benito Mussolini e di Adolf Hitler; dirigente tra i più attivi della famigerata Internazionale Nera, nella quale era conosciuto con lo pseudonimo di Ulick Varange”.

Ma la tesi del suicidio, alimentata attraverso compiacenti giornali dagli infaticabili e zelanti uomini dell’F.B.I. non convinse nessuno e tantomeno i numerosi gruppi anticomunisti operanti in tutti gli USA e, in particolare, a San Francisco. Si scoprì così, appena un mese dopo, che il dott. Yockey era stato avvelenato dal suo compagno di prigione un certo John Niecman, detenuto per vagabondaggio e ubriachezza il quale non visto, aveva deposto nella minestra dell’ex Sostituto Procuratore Generale di Norimberga una piccola capsula di cianuro. Inutile sottolineare il fatto che il vagabondo Niecman non aveva alcun motivo personale per avvelenare Yockey, che aveva conosciuto da solo un giorno. Chi può aver dunque spinto Niecman al delitto, fornendogli tra l’altro la capsula di cianuro? Una cosa è certa: negli archivi del F.B.I. il fascicolo intestato a Yockey è, ancora oggi, gelosamente custodito con una grossa dicitura, eloquente e indubbiamente significativa: “Top secret”.

Nato a Chicago il 18 settembre 1917, Francis Parker Yockey si dedicò in gioventù agli studi filosofici e di Storia, laureandosi poi brillantemente in Giurisprudenza all’Università di “Notre Dame” (Stato dell’Indiana). Procuratore Distrettuale a Detroit fino al 1944, fu destinato l’anno dopo a ricoprire l’incarico di Sostituto Procuratore Generale al processo di Norimberga (ottobre 1945) contro gli esponenti della Germania nazional-socialista. È appunto esaminando i voluminosi incartamenti del processo che Yockey si rende coscientemente conto della tremenda infamia che si vuole consumare ai danni del popolo tedesco e dei suoi legittimi rappresentanti, colpevoli unicamente di aver perduto la guerra. In una lettera indirizzata al Sottosegretario americano per la Giustizia scrive perciò testualmente: «Non intendo assolutamente collaborare all’attuazione di un crimine quale quello che si sta istruendo sotto la pomposa denominazione  “Processo di Norimberga. Gli uomini che i vincitori hanno ingiustamente voluto trascinare sul banco degli imputati saranno ricordati dalla gioventù europea come vittime di una infamia senza precedenti nella storia dell’umanità. Consideratemi dunque dimissionario dall’incarico che mi avete affidato. Il mio posto, da oggi, sarà idealmente accanto a questi uomini che voi volete a tutti i costi condannare».

Inutile riferire che due giorni dopo le dimissioni, Yockey fu costretto a fuggire sotto il falso nome di “Ulick Varangein terra spagnola, ove si nascose fino al 1958; trasferendosi quindi l’anno successivo in Inghilterra. Braccato dagli agenti segreti delle quattro Potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale, il coraggioso giovane magistrato americano trovò tuttavia la forza e la serenità di scrivere un libro che rimarrà testimonianza del suo brillante impegno e della sua profonda cultura: IMPERIUM. Ma l’opera  più importante di Francis Parker Yockey è rimasta purtroppo incompiuta e i suoi manoscritti sono misteriosamente scomparsi. Egli, infatti, era in procinto di dare alle stampe un clamoroso resoconto sui retroscena dello storico “Processo” di Norimberga, corredato naturalmente da numerosissime fotocopie di documenti “esplosi”. Fu lo stesso “Varange” a confermare al suo amico romano questa circostanza, durante il loro incontro del gennaio 1960. È evidente che un uomo come Yockey, in possesso di così importanti documenti e testimonianze doveva essere tolto al più presto dalla circolazione. Il suo arresto da parte del “Federal Büreaux Investigations” fu dovuto, purtroppo, ad una circostanza fortuita. Yockey giunse naturalmente sotto falso nome all’aeroporto di San Francisco il 16 giugno 1960 e una delle sue valige andò smarrita durante le operazioni di sdoganamento. Quando fu ritrovata, dopo qualche ora, gli incaricati dell’aeroporto rinvennero nel suo interno tre passaporti contraffatti, con tre nominativi diversi ma con identiche fotografie: Francis Parker Yockey. Era il principio della fine. In serata dodici agenti del “F.B.I.” fecero irruzione in un appartamento sito al numero 465 di Bellvue Avenue Oakland, dove Yockey aveva trovato rifugio. Una breve colluttazione Yockey tentò istintivamente una disperata difesa poi l’ingresso nella cella 12 del carcere mandamentale, dove l’assassino era già in attesa per incarico di non troppo misteriosi mandanti.

Willi Corto, segretario del Congresso della Libertà”, amico e ammiratore di Ulick Varange”, pronunciò ai funerali una breve orazione: «Sebbene io non condividessi tutte le idee di Yockey disse tra l’altro io sento che con lui scompare un grande americano. Sono certo che coloro che sono responsabili della sua morte, sentiranno una grave colpa. Il mondo ha perduto con Yockey uno di quei personaggi le cui idee saranno ricordate fino allo sterminio della Civiltà Occidentale!».

 Tiberio Occhionero