I soliti maestri. Dopo De Luca e Vattimo, Rodotà

Dopo Erri De Luca e Gianni Vattimo ecco il mancato (per fortuna) Presidente della Repubblica, Stefano Rodotà che prende la difesa esplicita dei terroristi No Tav, con dichiarazioni in parte edulcorate, ma quasi peggio delle prime. Ricordiamo, in sintesi, l’alto pensiero di questi campioni della vita civile e della democrazia.

Erri De Luca scrittore

Un intellettuale deve essere coerente e mettere in pratica ciò che sostiene”. Per questo “anch’io ho partecipato a forme di sabotaggio in val di Susa”.

Neanche l’invito a considerare che chi subisce gli attacchi ai cantieri della TAV sono dei normali, comuni ed onesti lavoratori può smuovere la granitica certezza di un intellettuale organico alla giustificazione che non ignora il disagio dei lavoratori ma questi ultimi devono “contestualizzare “. Anzi, più precisamente “Io non ignoro, ma inviterei a contestualizzare. E il contesto è quello di una valle che lotta da vent’anni con tutte le sue forze per impedire uno stupro alla sua integrità, subendo  uno stato di assedio, esercito compreso”. Che bella parola “contestualizzare”: in pratica si, è vero che i lavoratori subiscono violenza ma bisogna capire anche “contestualizzare” la protesta dei valligiani (valligiani?) che da venti anni subiscono i soprusi dello stato!

Gianni Vattimo

Europarlamentare dell’IdV (pur restando comunista ndr) e filosofo si fa notare subito per il suo pacifismo quando, in un’intervista al Coriiere della Sera (19.01.2009) dichiara, riferendosi ad Israele “bisognerebbe procurarsi missili più efficaci dei Qassam e portarli laggiù”, ben sapendo che questi sono i missili usati da Hamas per colpire obiettivi civili in Israele. E così, in occasione dell’aggressione di Tartaglia a Berlusconi, afferma tranquillamente, senza tema del ridicolo, che era tutta una montatura perche se questi  ” avesse voluto veramente fare del male a Berlusconi era preferibile usare una pistola invece di una statuetta”. Il fatto che sia gay, però non ha influenzato la sua dietrologia.

Stefano Rodotà

Due rappresentanti delle BR, Alfredo Davanzo e Vincenzo Sisi, delle cosiddette nuove Br, in una lettera dal carcere in cui sono rinchiusi,  incitano i No Tav ad una ulteriore escalation nelle loro azioni  “compiere un altro salto in avanti, politico organizzativo, assumendone anche le conseguenze, o arretrare”.

Il mancato nuovo presidente della Repubblica Stefano Rodotà commenta affermando che le affermazioni delle BR sono “deprecabili ma comprensibili”. Una frase che lascia sgomenti gli stessi estremisti della No Tav, una frase che il mancato presidente si affretta a “smussare” con una dichiarazione “Che cosa vi aspettate da brigatisti rimasti prigionieri della loro cultura?’. Non ho mai voluto giustificarli ma ho solo sottolineato un dato di realtà”  che sembra la brutta copia, altrettanto indecente, dei famosi “compagni che sbagliano”.

Tanto più quando si rifletta sulle affermazioni del segretario di Prc Paolo Ferrero che si preoccupa della “militarizzazione” della valle perché  “…la questione è politica e come tale va risolta” come se le violenze, i sabotaggi e la guerriglia siano proposte o risposte “politiche” e non atti terroristici.

Elio Bitritto