I conti pubblici europei. E noi paghiamo!

untitledIn altra parte del giornale abbiamo parlato della “visita-ispezione” in Italia di Olli Rehm, Commissario europeo al Bilancio: questi, come è noto, ha ribadito la necessità di ripristinate l’IMU e aumentare l’IVA: i nostri amministratori si sono affrettati ad obbedire, almeno in parte per ora, prospettando un aumento dell’IVA addirittura al 23%.

Nonostante le tasse che sono arrivate, in alcuni casi limite addirittura al 70%, il debito pubblico italiano è salito di altri 83 miliardi di euro. Non solo: secondo il Commissario Rehm il raggiungimento del 3% per il deficit del PIL è a rischio! di qui la necessità di aumentare l’IVA e ripristinate l’IMU.

Intanto lasciatemi dire che la previsione del deficit italiano continua ad essere fissata al 3% e non c’è ragione di credere che questo non avverrà: inoltre questo deficit viene previsto in calo al 2.5% per il 2014: quindi l’allarme di Rehm appare fuori luogo! Ma ciò non basta perché bisogna guardare anche qual è il deficit degli altri Paesi dell’U.E.; e così ci accorgiamo che, a parte la Germania, la variazione del deficit del PIL tra il 2013 e il 2014 vede ben altre situazioni di criticità: l’Irlanda prevede un calo dal 7.5 al 4.3, la Gran Bretagna passerebbe dal 6.8 al 6.3, l’Olanda resterebbe stabile al 3.6, la Francia addirittura aumenterebbe dal 3.9 al 4.2 come la Spagna che passerebbe dal 6.5 al 7.0, infine la Grecia passerebbe dal 3.8 al 2,6%. Tutto ciò mentre si strepita che il deficit non debba superare il 3% e mentre si rende noto che gli aiuti dell’Italia ai Paesi in difficoltà ammontano, nel solo 2013, a 51.3 miliardi di Euro.

Ma è una cosa normale? E i nostri ministri finanziari dove stanno? Cosa c’è che non va?

Evidentemente ci saranno delle ragioni alla base di queste “pressioni” concentrate sull’Italia! Possiamo scegliere tra l’incapacità o impossibilità a fare le riforme, a fare partire le dismissioni, a ridurre, anzi ad abolire i privilegi, a ridurre gli stipendi! Ovvero l’altra ragione è semplicemente l’incapacità di questa classe dirigente di essere tale: in parole povere o gli europei sono troppo intelligenti per noi o noi, volendo fare i furbi, siamo troppo fessi per loro.

Elio Bitritto