Tasse da urlo… degli italiani

Record mondiale di tassazione in Italia a fronte di un altro record mondiale, quello della inefficienza e/o inesistenza dei servizi offerti. E se il semplice cittadino è “solo” al 54-55% di tassazione, le imprese sono addirittura giunte al 68,3%, oltre 22 punti al di sopra della media dell’eurozona. Altro dato significativo è quello che si riferisce al costo dei mutui che si attestano sul 3,53% contro il 2,87% del resto d’Europa; e se a qualcuno la differenza può apparire minima si deve sapere che per un prestito di 100.000 euro la restituzione a 20 anni costa agli italiani 23.000 euro di più e 25.000 di più se a 30 anni. Ora il fatto che il cittadino sia “graziato di 14 punti in meno, non deve illuderci dato che, inevitabilmente, l’impresa, l’industria, “scaricherà” quel suo 68,3% sui consumatori, cioè sul cittadino tassato “solo” per un 54-55%!

La giustificazione di Befera (il presidente di Equitalia) è semplicissima: adotta il collaudatissimo sistema delle Assicurazioni dato che non tutti pagano le tasse, quei pochi o molti che le pagano devono compensare le mancate entrate degli evasori. A questo punto chiedersi perché tutti vogliano il “posto fisso”, anzi il “posto fisso nello stato” è perfettamente inutile perché fare l’imprenditore  in Italia è un rischio troppo grande ed i ricavi sono aleatori; lo stesso operaio o impiegato di una  fabbrica, ancorché con un contratto a tempo indeterminato, non può essere certo che il suo “posto” sia permanente ed ecco che si preferisce il posto statale dove anche se rubi, ti assenti non produci, trovi sempre qualche sindacato o giudice che ti reintegra nel posto di “lavoro”. Un’ultima domanda cui non avrà risposta:”Quale imprenditore straniero potrà o vorrà investire in Italia?”.

Elio Bitritto

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