Buonismo e morti

L‘altra faccia della medaglia degli ultimi sbarchi, le ultime morti per ora,  non sono solo il risultato della “disperazione”, del tentativo estremo di toccare la “terra promessa”, sono una vera e propria istigazione al suicidio. Non si può consentire che in nome della disponibilità della Boldrini e di quelli come lei, per un falso quanto pericoloso buonismo, egiziani, somali, siriani, iracheni, ecc. si avventurino con mezzi di fortuna per viaggi della speranza che spesso si traducono in illusioni tanto più angoscianti quando ci si scontra con una realtà totalmente diversa da quella che è stata loro prospettata. Di tutti i migranti sarebbe interessante, oltre che istruttivo, conoscere quanti rubano, quanti stuprano, quanto spacciano, quante si prostituiscono, quanti lavorano come schiavi; alla parte politicamente corretta del Paese interessa solo accoglierli a Catania, a Pantelleria, a Otranto ecc. . Dopo? dopo Dio vede e provvede: non si sa dove vanno, come vivono, cosa sono costretti a fare: l’importante è accoglierli. E non è che questo, di per se, è sbagliato ma bisogna informare questo boat people che le putt….te dei buonisti sono vere e proprie bugie soprattutto quando si evoca il trito e ritrito slogano che anche l’Italia era un Paese di migranti (e fra poco tornerà ad esserlo), con una piccola, grande differenza: i nostri nonni andavano in Paesi la cui economia era in espansione, andavano in Paesi ricchi e soprattutto, non erano dei “corpi estranei dal punto di vista della religione e delle leggi (per quanto discriminati fossero) e mi riferisco soprattutto alle popolazioni islamiche che non si capisce per quale motivo non vadano a cercare fortuna nei Paesi di lingua, tradizione, cultura, religione e soprattutto giurisprudenza a loro affini.

E si ha un bel parlare di integrazione quando la loro religione vieta di contaminarsi con “noi”:  e basta guardare come sono finite certe donne per aver tentato di occidentalizzarsi. E così abbiamo una legge che vieta di macellare gli animali per uso alimentare in modo cruento  ma ciò non vale per la macellazione Halal; e così abbiamo una legge sul “femminicidio” e sulle “persecuzioni” (traduzione italica del termine “stalking”) che non può trovare riscontro nell’Islam; e così abbiamo un ministro alla integrazione che paragona il velo delle suore alle consuetudini islamiche, fino alla pretesa di un deputato PD di religione islamica che pretende un menu islamico al ristorante di Montecitorio. Basterebbe che i nostri “politici illuminati” tenessero a mente due soli principi: la reciprocità tra i diritti “cristiani” e quelli “islamici” e la accettazione del fatto che se si va in un Paese si accettano le leggi, le regole e le abitudini di quel Paese senza pretendere di volerlo cambiare nel senso che a loro più aggrada, altrimenti potremmo fare come fanno gli australiani: “sei venuto liberamente in questo Paese: se non ti piace, altrettanto liberamente puoi andartene”. È disumano?

Elio Bitritto