Nel Paese della Legalità sentenziata . “Piccole donne crescono” e un Vu’ cumprà ( …sul far della sera, in riva al mar)

mercanzia-di-sera-02w Piccole-donne-compranoIeri al mare, sul far della sera, quando il sole, con la sua la luce calda, indora quel che ti sta attorno, e l’aria, complice una brezza leggera, si fa cullante e dolce.
In una tale situazione psico-fisica di epidermica accettazione del mondo, anche umano, per quel che è, dalla mia sdraio, m’accade di dare uno sguardo alla distesa del mare che, dapprima battente e sonoro nella risacca, si è progressivamente disteso e del tutto quietato. In riva avanza una bancarella mobile su grandi ruote, due leggeri ombrelloni issati e ancora aperti al disopra, sospinto da  uomo “di colore”, ancor più arso in viso dalle lunghe giornate trascorse al sole e nel vento.  Il libero commerciante etnico, prima curvo nella spinta del suo ‘negozio’,  d’un tratto si rialza per una sosta. Immediatamente,  un gruppetto di fanciulle in costume balneare raggiungono il carrettino, lo attorniano (per così dire: lì si posano, come api sui fiori), occhi desiderosi, mani svelte e sicure sulla varia mercanzia offerta. Gusci e custodie per telefonini, ferma-capelli e borsine, collanine etniche e braccialetti in filo o cuoio, fiocchi per non so quale uso e altre minutaglie, trastullanti quanto modaioli oggetti per sembrare ed apparire in e cool…

D’istinto, sollecitato dalla bella immagine di colore e di luce che mi si pone dinanzi, fotografo il vitale e suggestivo quadretto di vita ordinaria di questa estate, poi mi accosto alquanto e discretamente osservo. Le ragazze, scambiandosi di posto, sotto gli occhi attenti e interessati del venditore di ‘balocchi’ per bimbe cresciute e ai loro primi autonomi acquisti, variamente ruotano intorno all’esposizione, si accavallano d’un tratto da un lato, attratte da un qualche particolare oggetto del desiderio, poi nuovamente si dispongono in cerchio e indicano l’un l’altra questo e quello… Si confrontano con brevi cenni e rapide parole d’intesa, scelgono pescando qua e là, si consultano mostrando reciprocamente quel che hanno nelle mani per un complice consenso di gruppo… Tempo due minuti o tre, non di più, ciascuna o quasi tutte avendo reperito nell’assortimento un suo piccolo gadget, senza contrattare (che lì è commercialmente “tuttuneuro”), sveltamente consegnano il denaro richiesto e visibilmente soddisfatte, leggere come farfalline, piedi scalzi,  vanno via.
L’uomo, ancora più curvo di prima per la maggiore spinta da dare al suo  carretto impantanatosi alquanto nell’acquosa rena, riprende nel suo andare in riva. Lo vedo allontanarsi, soddisfatto anche lui della forse ultima vendita di una giornata faticosa ma, m’immagino, ben produttiva. A notte riprenderà, come sappiamo, ad offrire merci e a esaudire piccole voglie, sul suo triciclo grandi ruote, nei lungomare o altrove. Abusivamente, ma con sicuro lucro, dove e quando il lordo coincide col netto.

 

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Belle e affabulanti immagini da queste estate, in un tempo e in un Paese della “legalità” tutta formale e teorica, quanto dagli alti scranni e tribune…sentenziata. Ma nel lasciare la spiaggia anch’io, mi turba un pensiero. Una riflessione che si dirà “stucchevolmente moralistica”, e pur inevitabile. Quelle “piccole donne” hanno anch’esse, con levità e incoscienza, nel loro semplice gesto di un vacanziero e piccolo acquisto al mare, e sia pure con pochi spiccioli, hanno contribuito – come altri, come tanti altri, uomini e donne di ogni età (e persino censo economico), a incrementare e sostenere il commercio abusivo, l’illegalità produttiva, l’evasione fiscale, il disordine sociale. Senza rendersene conto – io credo – hanno compiuto un  piccolo passo nella ordinaria diseducazione civica e civile. Eppure, quelle stesse – facile pensarlo – sono componenti di quella nuova gioventù che ad una Conferenza sulla “Educazione alla legalità”, portata in giro per l’Italia da un giudice pubblicista alla Gherardo Colombo (ex PM di Milano) sicuramente avranno o avrebbero applaudito, senza remora o finzione, il sussiegoso oratore.

Se ”l’Italia è un Paese senza governo”, come ha dichiarato in un’intervista l’artista anglo-britannico Anish Kapoor, “ed è qualcosa – ha sottolineato, convinto – “forse non interamente negativa” (!), piccoli episodi di vita quotidiana come questi possono essere intesi come propedeutici ad una nuova concezione (privatistica e “usa e getta”, per quel che conviene) dello Stato. Che ci piaccia o meno, che ci sia consapevolezza, o no.

 

Giuseppe F. Pollutri