Nel LXX° anniversario (25 luglio) della caduta del Fascismo, ricordo-intervista di Romano Mussolini

Pietro Badoglio (1871-1956)Tiberio Occhionero con Romano Mussaolini (dx)Dino Grandi (1895-1988)Elena del MontenegroIl mondo della Grande Musica Jazz Internazionale annovera, tra i suoi esponenti più prestigiosi e da quasi cinquant’anni, un italiano illustre: Romano Mussolini. L’unico figlio superstite del “Rivoluzionario di Predappio” vive a Roma, dove noi l’abbiamo incontrato.

Maestro, il prossimo anno ricorre il LX anniversario del “25 Luglio” e dell'”8 Settembre”. Qual’è il Suo giudizio sulla caduta del Regime Fascista e sul conseguente voltagabbana siglato a Cassibile?

«Alla vigilia del 25 luglio 1943 e dopo l’incontro Hitler-Mussolini a Feltre, il Duce era intenzionato a mettere il Fuhrer con le spalle al muro: Mussolini, con l’appoggio del Governo nipponico, avrebbe chiesto a Hitler per l’ultima volta di raggiungere la pace separata con i Russi oppure l’Italia sarebbe uscita dal conflitto a causa dell’invasione della Sicilia. Per un’azione del genere, però, Mussolini ha bisogno di dimostrare all’alleato tedesco che l’Italia è politicamente compatta e decisa; che impressionasse l’opinione pubblica interna ed estera. E’ in questo contesto che matura la decisione di convocare il Gran Consiglio del Fascismo che Mussolini volutamente subisce. Per il Duce esso deve segnare l’inizio della resa dei conti interna e la svolta militare e politica della guerra. Mussolini accetta la conta dei voti per smascherare il partito della resa; dichiara che la seduta ha aperto la crisi del Regime perchè all’indomani andrà dal Re per risolverla alle sue condizioni. Le vicende, purtroppo, seguirono un iter ben diverso. La sostituzione di mio padre (annunciata alle ore 22,45 del 25 luglio via radio) venne attuata senza alcun rispetto delle procedure istituzionali e delle prescrizioni dell’articolo 5 dello Statuto del Regno. Inoltre, la sua giubilazione e la nomina del nuovo Capo del Governo non vennero mai pubblicate. Ancora. La nomina diretta, senza voto delle Camere, dei pieni poteri a Badoglio, fu assolutamente anticostituzionale».

Quale fu la conseguenza più grave dei fatti maturati la notte del 25 luglio?

«Il Re Vittorio Emanuele III e i vertici militari, avendo liquidato così facilmente e fortunosamente Mussolini e i fascisti, senza grossi problemi con i tedeschi, s’illusero che ciò fosse stato conseguenza della loro abilità. Questa superficialità pose le basi per il disastro dell’8 settembre 1943!».

Un Suo giudizio-flash sul Conte di Mordano, autore del famoso ordine del giorno che fu (in sostanza) la causa primigenia della fine del Ventennio Fascista.

«Durante la sua prigionia a Ponza e all’isola della Maddalena, il Duce tenne un diario che si arresta al 19 agosto 1943, prima del suo trasferimento a Campo Imperatore. In una di queste pagine, che sono state pubblicate dopo la guerra con il titolo di “Pensieri pontini e sardi”, mio padre scrive: “Ho visto Dino Grandi ai primi di aprile e mi ha ringraziato in termini enfatici. Mi ha detto testualmente: “Prima di incontrarti, Duce, ero un modesto giornalista del RESTO DEL CARLINO. Tu mi hai creato. Io devo tutto a te. Tutto ciò che sono diventato nella vita è opera tua. La mia devozione per te non ha limiti perchè, lasciamelo dire, ti voglio anche bene”. Era sincero? In quel momento gli credetti”.

In realtà Dino Grandi stava già tramando alle sue spalle».

Ha avuto modo di incontrare Elena Curti Cucciati (figlia naturale del Duce), l’unica congiunta del Capo della R.S.I. presente nel cortile della Prefettura di Milano la mattina del 25 aprile 1945?

«Vedo che lei, caro Occhionero, è una banca dati. Ho avuto occasione di incontrare la signora Curti più di una volta».

Contatti con il Quirinale sabaudo?

«Si, diversi. Ricordo, ad esempio, quando (nel 1936) io e mia sorella Anna Maria fummo ricevuti dalla Regina Elena che si mostrò gentilissima con noi bambini. Il suo dolcissimo penetrante sorriso e le sue incredibili premure rimarranno per sempre nel mio cuore. Sua Maestà, nata Principessa del Montenegro, voleva un gran bene a mia madre Rachele. Degli altri componenti la Famiglia Reale rammento, ancora, Pierfrancesco Calvi di Bergòlo (figlio della Principessa Jolanda), mio carissimo amico e compagno di giochi».

Nel Suo bel libro LA MIA VITA APPESA AD UN FEELING all’anno 1956 è dedicato un paragrafo del tutto speciale. Perche?

«Dopo anni di “santa gavetta” come musicista, nel 1956 mi sentivo pronto per affrontare un pubblico a livello nazionale e presi, così, parte al Primo Festival del Jazz a San Remo. La presenza del figlio di Mussolini scatenò i giornali e fui assediato a tutte le ore dai reporters. Io sono socievole ma, in fondo, anche timido e la mia forza d’animo fu messa a dura prova. Tuttavia la spuntai e da allora gli obiettivi dei fotografi e le macchine da presa non mi fanno più paura. La mia vicenda umana è curiosa: fino agli anni Sessanta ero per tutti il “figlio del Duce”. Poi, dopo le mie nozze con Maria Scicolone, sono diventato “il cognato della Loren” e adesso mi chiamano “il papà di Alessandra”. Eppure il jazz mi ha procurato, e continua a procurarmi, grandissime soddisfazioni. Ho avuto il grande onore di suonare con Hampton e con me era Oskar Klein, un ebreo austriaco di enorme talento. Un bel concerto e successo pieno. Sulla mia carriera di musicista ho scritto il libro che lei ha avuto la bontà di menzionare. Comunque, voglio ricordare con riconoscenza Loffredo, Rotondo e Patruno. A loro devo molto. Suonando, suonando, sono stato un pò dappertutto, perfino in Australia».

Maestro Mussolini, il 26 settembre 2003 festeggerà il Suo settantaseiesimo genetliaco. Niente rimpianti e nostalgie?

«Nessuno. In Italia percorro ogni anno migliaia e migliaia di chilometri con il cellulare a portata di mano per restare continuamente in contatto con amici e parenti. A volte sono un pò stanco ma viaggiare, avere contatti umani sempre nuovi e sempre diversi è il mezzo più efficace di cui dispongo per realizzare me stesso».

Esiste la felicità?

«Si, certamente. Io l’ho scoperta da quando sono diventato padre di tre straordinarie figlie (Alessandra, Elisabetta e Rachele) e nonno di tanti bellissimi nipoti».

Ritorniamo ancora a parlare di Suo padre. L’illustre storico Duilio Susmel, in un memorabile incontro che avemmo con lui nel lontano 1972, ci parlò di Benito Mussolini come del “più grande Statista del secolo XX”. Condivide in toto questo giudizio?

«Assolutamente sì. Il tempo è galantuomo, rimetterà tutto al suo giusto posto. La Storia non oltraggerà la memoria di mio padre. Le renderà giustizia. Il sangue non sarà stato versato invano. E’ quello dei Martiri, più d’ogni altro, che feconda la vita dei popoli. Vivo, Mussolini aveva già la sua leggenda. Essa s’ingrandirà. Mai, dopo il Rinascimento, l’Italia ha palpitato di vita come durante il periodo del Duce. Nelle istituzioni, nei codici mussoliniani, vi era come il fremito di un nuovo mondo. Qualunque cosa avvenga, questo passato non perirà. Il fermento che esso ha propagato non solo nelle vene italiane ma nelle arterie del mondo, continuerà ad agitarsi. Ai poli in convulsioni egli ha indicato l’unica via di salvezza. Altri più tardi riprenderanno questa grande via maestra: la via Appia della Storia! Innumerevoli elementi scaturiranno dalla sua esperienza, dalla sua fede, dal suoi martirio. Un giorno Mussolini diverrà simbolo ed idea. Egli ha raggiunto il trionfo, ha conquistato la grande posta della fama, continuerà a vivere negli spiriti. Gli si domanderanno esempi, insegnamenti, una dottrina. Il prestigio del suo nome resterà intatto. Resterà uno dei più grandi artefici della trasformazione dell’Europa e del mondo. Sarà ravvisata in lui, nei secoli futuri, una delle forze rivoluzionarie più attive della Storia».

 

ANNOTAZIONI /

1 – Avvertiamo il dovere di segnalare ai nostri fedeli e pazienti lettori che la presente intervista a Romano Mussolini (venuto a mancare il 2 febbraio 2006), datata dicembre 2002, fu possibile realizzarla grazie ai buoni uffici della Contessa Anna Augusta Teodorani Tagliarini, la quale ci onora della sua stima ed amicizia da moltissimi anni.

2 – La Signora Anna è figlia dell’indimenticabile Conte Vanni Teodorani (grande tempra di Italiano e giornalista di razza, scomparso nel 1964 a soli quarantasette anni) e di Rosetta Mussolini (a sua volta figlia di Arnaldo, fratello del Duce).

3 – Del genero di Arnaldo conserviamo ancora (in archivio) una sua lettera del 1962 in cui, parlando del difficile rapporto del mondo giovanile con i vari partiti politici di allora, pronosticava una certissima quanto imminente “ribellione generale”. In sostanza aveva quasi preconizzato la grande Contestazione Studentesca del 1968!

4 – A proposito del “62, per chi scrive fu l’anno del suo primissimo approccio alla problematica storiografica riguardante il famoso “Bieco Ventennio”. Ricordiamo, inoltre, alcune emblematiche coincidenze legate a quel periodo. Qualche esempio? Il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi (già Sottosegretario al Dicastero dell’Industria, nel 1922, con il primo Governo Mussolini) sta per concludere il suo settennato. A Bescapè, in provincia di Brescia, precipita l’aereo personale di Enrico Mattei; oltre al potentissimo presidente dell’ENI muore anche il pilota (già ufficiale aeronautico della Repubblica Sociale Italiana). Ed ecco un ‘ultima coincidenza, bellissima. Vede la luce una bimba che farà parlare di sé tantissimo: si chiama Alessandra, primogenita di Romano Mussolini e Maria Scicolone.

5 – Non tutti sanno che Elena Bàlshit-Piètrit-Njëgùshit (la seconda Regina d’Italia) chiamava il Capo del Governo sempre “Signor Presidente del Consiglio”, mai Duce, Eccellenza o Cavalier Benito Mussolini.

 

Tiberio Occhionero