La mafia e le mafie. Interpretazioni e fatti.

resizerCinque anni è durato il processo al Generale Mario Mori ed al colonnello Mauro Obinu accusati di favoreggiamento aggravato dall’agevolazione a Cosa Nostra per non aver catturato l’allora latitante Bernardo Provenzano: accusa per la quale i PM Di Matteo e Teresi avevano chiesto rispettivamente nove anni e sei e mezzo. Assolti “perché il fatto non sussiste”. Assolti dopo cinque anni e incriminati sulla base delle testimonianze  di personaggi come Massimo Ciancimino, abbondantemente squalificato perfino da Ingroia che per molto tempo lo tenne in grande considerazione al punto da definirlo “icona dell’antimafia” e dall’ex colonnello Michele Riccio condannato a Genova per furto di stupefacenti.  Assolti dunque con formula piena per un processo che, forse, non doveva neanche cominciare. Tra l’altro la latitanza di Provenzano e di Messina Denaro veniva “favorita” da due talpe: il generale Mori, che avrebbe agito fino al 1996 e l’altra, dal 2001 al 2003, tale Giuseppe Ciuro in collaborazione con Giorgio Riolo, entrambi sottufficiali dell’Arma ed entrambi del ROS ma con la differenza che il Ciuri lavorava nell’ufficio di Ingroia a stretto contatto con quest’ultimo. Le vestali dell’antimafia urlata, all’ascolto della sentenza hanno gridato “vergogna” e commentato che lo Stato non processa se stesso con una di quelle frasi fatte alle quali non crede più neanche Travaglio (forse).  Certe tricoteuses sono in servizio permanente effettivo e vorrebbero, comunque, la condanna, novelli inquisitori che, per fortuna degli inquisiti, vivono in questo secolo e non in quello di Torquemada altrimenti alla condanna a priori, urlata, martellante, dissacrante attraverso i media consorziati, si aggiungerebbe anche la tortura fisica. E se l’esito del processo viene sintetizzato dalla formula “assolto perché il fatto non sussiste”, si trovano già pronti gli urlatori, novelle prefiche della morte del diritto, unici autorizzati a “discutere” le sentenze perché “… le sentenze non si discutono, si accettano”  è formula che vale solo per gli “impresentabili”.

Elio Bitritto