Ius solis. E perché no la cittadinanza europea?

ImmigratiSi fa un gran parlare della cittadinanza italiana da assegnare a chi nasce, da immigrato, regolare o irregolare, su suolo italiano. Personalmente sono assolutamente contrario, ovviamente non per razzismo ma per molte altre e più serie ragioni. È sufficiente nascere in Italia per essere e sentirsi italiani? È lecito essere inconsapevolmente italiani solo perché si è nati a Milano, Roma o Palermo? Evidentemente no perché bisogna “essere” italiani con tutta la nostra storia che, nel bene e nel male, è la storia della Magna Grecia, di Roma, dei Comuni, delle Signorie, dei Campi di battaglia, delle genialità e delle sregolatezze di una razza a se, diversa, egoista ed altruista: è la storia, unica ed irripetibile, della civiltà occidentale che è “diversa” da qualsiasi altra, soprattutto da quella islamica. Sopratutto oggi, con una crisi economica permanente, con i giovani che devono tornare ad emigrare per trovare il lavoro, non si può consentire un arrivo indiscriminato sulle nostre coste. Il Papa ha parlato di accoglienza in nome della cristiana solidarietà e della globalizzazione: tutti d’accordo sulla solidarietà ma meno sulla globalizzazione a meno che questa diventi un concetto veramente “globale” nel senso che gli immigrati siano distribuiti proporzionalmente in tutta Europa e non sia consentito ai tedeschi di sceglierli “cristiani” e con competenze tecnologiche utili alle loro industrie. E solo dopo anni di vita in Italia, vissuti correttamente, con una buona conoscenza della lingua e delle leggi italiane, solo dopo il giuramento che viene richiesto agli italiani che assumono funzioni pubbliche “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi, di adempiere ai doveri del mio ufficio nell’interesse dell’amministrazione per il pubblico bene”, ammetterli alla cittadinanza: è tanto difficile o discriminante adottare queste piccole regole? Significa essere razzisti? Non credo! In sostanza ciò che importa è “chiedere” di essere italiani con la consapevolezza di sapere ciò che si sta facendo e questa consapevolezza, evidentemente, non esiste al momento della nascita. C’è poi l’altra proposta della Kyenge che riguarda l’abolizione del reato di clandestinità non foss’altro per sapere chi entra in Italia, con quali intenzioni, con quali mezzi economici indispensabili per vivere nel nostro Paese. Senza sottovalutare la necessità di conoscere il numero degli ingressi quanto meno per predisporre servizi e sicurezza a tutti.; tra l’altro la competenza sulla immigrazione è del Ministero degli Interni. In buona sostanza le due proposte della Kyenge, diritto di cittadinanza per nascita sul suolo italiano e abolizione del reato di clandestinità sono entrambe illegittime (se non illegali).                                   Elio Bitritto