[ Dioràma Storico della Fiat ]

Un geniale e temerario “metàl-agricoltore” piemontese, quarantunomilaseicentotrentanove giorni fa, alle origini della mitica Azienda Automobilistica Torinese!

FIAT 4 CV 1899 - La prima automobile prodotta dalla grande azienda torinese Il fondatore della FIAT Giovanni AgnelliLa “Società Italiana per la costruzione e il Commercio di Automobili” nacque l’11 luglio 1899 in un imponente edificio di Torino, Palazzo Bricherasio, dove si erano riuniti nove personaggi di diversa estrazione sociale e, quindi, di diverse possibilità economiche. La sigla FIAT sarebbe arrivata solo qualche mese dopo, per iniziativa di un costruttore di velocipedi, Giovan Battista Ceirano (1865-1948), la cui industria era stata acquistata dalla neonata società. I convenuti a Palazzo Bricherasio erano il padrone di casa, Conte Emanuele Carlo Cacherano di Bricherasio (1869-1904); Conte Roberto Biscaretti di Ruffia (1845-1940); l’avvocato Carlo Racca; il banchiere e produttore di seta Michele Ceriana; il possidente Ludovico Scarfiotti; il Marchese Alfonso Ferrero di Ventimiglia (1873-1933); l’agente di cambio Luigi Damevito; l’avvocato Cesare Goria-Gatti (1860-1939) e il proprietario terriero Giovanni Agnelli (1866-1945). I nove stanziarono un capitale di 800 mila lire, diviso in 4.000 azioni da 200 lire ciascuna. Ognuno di essi sottoscrisse 150 azioni per un valore di 30.000 lire; le altre sarebbero state divise poi tra 20 soci. Al termine della riunione prese la parola Giovanni Agnelli, che allora aveva 33 anni ed era sposato con una ricca possidente, Clara Boselli (1869-19469), che gli aveva dato due figli: Aniceta e Edoardo (il padre dell’Avvocato Gianni, Presidente FIAT dal 1966 al 2000). «La prima cosa che dobbiamo fare se vogliamo fondare una grande industria», disse Agnelli, «è pensare ad una automobile da produrre in serie. Oggi le poche decine di vetture che circolano in Italia, tutte importate dalla Francia, sono costruite infatti a misura del proprietario e questo impedisce ai costruttori di ottenere profitti». Giovanni Agnelli aveva, dunque, già la stoffa dell’imprenditore. Ne aveva dato prova l’anno prima (1898) quando, stabilendosi a Torino, si era associato con il corridore ciclista Luigi Storero (1868-1956), il quale fabbricava tricicli a motore. Subito la piccola ditta decollò; con un viaggio-lampo a Parigi, infatti, Agnelli concluse un contratto per l’importazione di tricicli molto più veloci, i famosi Prunelle dotati di motori De Dion-Buton. Quando poi seppe che un ricco imprenditore, il Conte Bricherasio, era alla ricerca di soci per fondare un’azienda automobilistica, non ebbe esitazioni. Prese contatto con lui e, nei saloni del Caffè Burello, dove aveva stabilito la sua sede di rappresentanza, si dichiarò disponibile a partecipare all’operazione. «Bisogna fare presto», Agnelli disse a Bricherasio, «perchè c’è già, in Italia, chi sta costruendo una vettura a motore». «Di chi si tratta e dove?», domandò il Conte al quale, frattanto, si erano avvicinati alcuni avventori del Caffè Burello, punto di ritrovo di borghesi e aristocratici decisi a riscattare Torino dal letargo in cui era caduta dopo il trasferimento della Capitale d’Italia prima a Firenze e poi a Roma. «Il costruttore a cui mi riferisco», rispose Agnelli, «è l’ingegner Aristite Faccioli. Proprio in questi giorni ha completato una vettura a motore di tre cavalli, la Welleyes». Era la primavera del 1899. Il Conte Bricherasio non perse tempo e si associò con Faccioli. Quindi, come già sappiamo, l’11 luglio indisse insieme con Agnelli la riunione da cui nacque la FIAT. Giovanni Agnelli brucia le tappe. La FIAT non ha ancora compiuto un anno e già lo troviamo al timone dell’Azienda. I soci gli hanno affidato il ruolo di Amministratore Delegato e lui non si tira indietro davanti a niente. Prima acquista, con 30 mila lire, l’industria di Giovanni Ceirano (l’uomo che, come abbiamo visto, inventò il nome FIAT); poi compra un grande terreno in Corso Dante, a Torino, dove fa costruire il primo Stabilimento. A chi lo accusa di mania di grandezza risponde: «La FIAT può permetterselo. Con le sue 800 mila lire di capitale è molto più ricca della più grande fabbrica americana di automibili, la FORD, che ha un capitale di 50 mila lire». Sul finire del 1899, intanto, è nata la prima automobile FIAT. È il modello 4HP, detto “Tipo A” e, con ruote poco più grosse di quelle di una bicicletta, due posti, fanali a carburo e tromba. Può fare i 35 km. l’ora, ma la legge ne consente solo sei. Il costo? Quattromiladuecento lire, una cifra accessibile a pochi. Agnelli vuole sfondare a tutti i costi. Fa produrre altri 25 esemplari della “Tipo A” e, per venderli, pratica le prime agevolazioni finanziarie. La lotta è durissima. Nei confronti del nuovo mezzo c’è grande diffidenza: il Re d’Italia in persona, Vittorio Emanuele III, lo definisce «brutto, pericoloso e abominevole!». Tutti sanno però che gli Agnelli, sfortunati come poche altre famiglie nella vita privata, nei momenti difficili sono baciati dalla fortuna. Nella storia ultracentenaria della FIAT è accaduto molte volte. La prima di queste fu una mattina del 1901, quando il Terzo Sovrano sabaudo nemico delle automobili rimase a piedi ad Ostia in seguito a un incidente capitato al treno su cui viaggiava. Da quelle parti passò, a bordo di una scoppiettante “Tipo A, il Principe Prospero Colonna, il quale gli diede un passaggio ……. Poco tempo dopo il Quirinale ordinava dieci automobili. Nel 1901 la produzione FIAT sale a quota 73. Un quarto delle vetture sono destinate all’esportazione (Inghilterra e Russia) e la concorrenza è spietata perchè a disputarsi il neonato mercato sono ben trenta piccole aziende, quasi tutte concentrate a Torino: ITALA, SCAT, AQUILA, SPA, SAN GIORGIO, CROIZAT-PEUGEOT. Sta per nascere anche la LANCIA, alla quale seguirà nel 1910 l’ALFA ROMEO, e a Milano c’è già l’ISOTTA FRASCHINI. Giovanni Agnelli ha l’abitudine di portare accanto a sé, in automobile, il piccolo Edoardo, nato nel 1892. Il bambino è precoce e vivacissimo. Si sposerà a 20 anni e avrà sette figli, di cui il secondo si chiamerà Giovanni come il nonno. Sarà anche lui un ottimo Capitano d’Industria ma nel 1935, a soli 43 anni, morirà in un incidente aereo. Per contrastare l’esterofilìa, Giovanni Agnelli si trasforma in pilota e lancia una sfida alla PANHARD con un motore Daimler di un noto personaggio del tempo, il Cavalier Garibaldi Cortelletti. La corsa si svolge sui 300 chilometri che separano Torino da Bologna. Al traguardo Agnelli precede di quattro minuti la concorrente franco-tedesca. Cominciano così i trionfi FIAT. E anche allora c’è un Michael Schumacher che colloca davanti a tutti le sue auto. È un ragazzo appena tredicenne, Pietro Bordino (1887-1928), figlio di un custode dello stabilimento costruito da Agnelli sul terreno in Corso Dante, che possiede straordinarie doti di pilota. Ribattezzato “Diavolo Rosso”, Bordino trionferà nella prima grande gara automobilistica europea, la Parigi-Marsiglia del 1903. Quindi porterà la FIAT alla vittoria in tutto il mondo, dagli USA all’America del Sud. La FIAT varca la soglia della Borsa l’8 marzo 1906. Il titolo conosce vicende alterne ma alla fine dell’anno Giovanni Agnelli diviene il primo azionista, con 12.000 azioni su un totale di 27.000.

Tiberio Occhionero