Vasto. Di luogo in luogo, di mercanzia in cianfrusaglia

Bancarella-al-mare2013-wMercanzia-al-mare2013-wA leggere i giornali, in questo principio d’estate, sembra che anche in Piazza Duomo di Firenze la situazione non sia diversa che alla Marina di Vasto, come altrove o dovunque in Italia: un diffuso e disordinato mercato, anzi un suk mediorientale. Con nessuna efficace tutela, a rispetto dei luoghi e delle libertà individuali. E in tale disordine, e per tale imbelle Sato, … “s’annega il pensier mio!

Non sta a me, non in questa sede almeno, di occuparmi di quanto espresso dall’arcivescovo di Firenze nella sua omelia di San Giovanni, rilevando “forme di trasgressione che incidono sull’identità stessa della città”. Né starò a disquisire sul fatto che il sindaco Renzi l’abbia buttata in politica, temendo che il prelato …voglia così prepararsi a “fargli le scarpe” per le prossime comunali. Quel che invece è da rilevare, comunque, sta nel dover prendere nota come anche nella città dell’arte rinascimentale e della cultura umanistica l’ambiente cittadino sia diventato un diffuso mercato. Lo definisce, anzi, “un Suk” il presidente dell’”Opera Duomo”, in sintonia con le preoccupazioni manifestate dal Card. G. Betori.

Questo a Firenze, contesto assai particolare e speciale, fra personaggi che sono da ritenersi di rilevante incidenza sociale. Ma pur restando in questo nostro angolo di mondo e fra noi, dobbiamo ancora una volta rilevare un parallelo e analogo mercatare per ogni dove – seppur per scopo esistenziale, che avrebbe bisogno di altri indirizzi – da parte di chi pensa di poter facilmente e impunemente trasformare la nostra vita e il nostro contesto, urbano e persino ambientale, in un mercato pervasivo, invasivo e continuo, dove la mercanzia in compravendita è in realtà e spesso soltanto “cianfrusaglia”, oggettistica di scarsa o pessima qualità e, in fondo, inutile e ingombrante. La si acquista a poco, è vero, ma ne potremmo largamente fare a meno. Ne avremmo un vantaggio, quantomeno, in fatto di conservazione della capacità di discernimento in qualità e gusto, che ci deriva da una plurisecolare storia di arte eccelsa e di raffinato artigianato. Soprattutto, occorre rendersi conto come – qui da noi, non diversamente che in altri luoghi e contesti ambientali, dalla città metropolitana al paesino con un minimo di attrazione turistica – si sia costretti a sopportare (supportandolo con i nostri complici acquisti!), in tutte le ore, tali venditori ambulanti e trascorrenti. Lì te li trovi e vengono, sia che tu voglia rilassarti sotto un ombrellone, sia che tu voglia stare e passeggiare in riva al mare, sia che tu desideri trascorrere la ‘movida’ serale sul lungomare. E’ in atto, e continua a riproporsi indisturbato, una sorta di … inquinamento cultural-ambientale di cui nessun ‘ambientalista’ penserà mai di occuparsi e preoccuparsi; una manifesta coercizione e condizionamento del e nel nostro vivere di cui quasi non ci rendiamo più conto, ma che va a ledere – senza che qualcuno intervenga o pensi di farlo – la nostra ordinaria e quanto possibile intangibile privatezza (il famoso “diritto alla privacy”) individuale e civica non meno. Che noi si debba continuamente e senza una libera scelta stare o vivere “al mercato” (poi in un “suk”, per più versi fuori luogo), di là degli aspetti di abusivismo legale e commerciale, va a ledere il nostro diritto a poter trascorrere la giornata, sia pure in un contesto sociale e urbano, come meglio e liberamente si crede e vuole. Il diritto al mercato di chi sceglie di commerciare, nel suo ambito e sede, mai può o dovrebbe ledere il mio/nostro diritto di scegliere e decidere di trascorre un  tempo di vita altrove, dove nessuno deve poter assillarmi/ci con l’offerta continua e invadente delle proprie mercanzie.

Insomma – rendiamocene conto –  non è soltanto un problema di leggi di tutela e indirizzo da far rispettare, da parte di tutti e in ogni situazione ambientale, quanto di poter conservare libera e incondizionata la nostra vita e la nostra persona. Non mi pare di poco conto. Poco o nulla, al contrario, è quel che si mette in campo da parte di coloro che – politici, amministratori pubblici e magistrati – hanno il precipuo dovere di tutelarci. A tal punto: di luogo in luogo, di mercanzia in cianfrusaglia, esposta e sbattutaci in faccia ad ogni momento e situazione, bellamente offesi e trascurati,  dignità e valori vanno così perdendosi, irrimediabilmente.

Giuseppe F. Pollutri