Perfino i tedeschi….Le sentenze non si commentano

gognaIl politicamente corretto impone la frase “le sentenze non si commentano”: a questo rigore morale fa riscontro legittimo anche l’altra frase politicamente corretta secondo cui “le sentenze non sono legge”, soprattutto se interpretate in chiave politica. Ma non voglio parlare di questo ormai assodato clima di caccia al mostro (che poi se si “fa” le leggi pro domo sua forse non ha tutti i torti), quanto dei commenti della stampa tedesca, quella politicamente corretta, quella che fa riferimento al maggiore quotidiano, il Sueddeutsche Zeitung, il maggiore quotidiano tedesco, comunemente noto come progressista (o di sinistra che è uguale). In pratica, nella patria di Wolfgang Schauble, il potentissimo ministro delle Finanze della Germania, nella patria del presidente del Parlamento europeo, il socialista Martin Schulz, nella patria della potentissima Angela Merkel, il più diffuso quotidiano tedesco scrive che  “Il problema inquietante dell’Italia è che per battere politicamente Silvio Berlusconi serva il ricorso alla giustizia”: sottolinea inoltre che la sentenza milanese “getta una luce inquietante sul governo ma è ancora più inquietante, ciò che la sentenza sembra confermare: ammesso che ci si riesca, solo la giustizia può costringere Berlusconi a sgombrare il campo. In Italia non appare possibile batterlo con le armi della politica o della cultura”.

A sua volta la Neue Presse di Hannover scrive che “se alla fine (del percorso giudiziario, ndr) Berlusconi rimanesse un uomo libero, gli italiani dovrebbero chiedersi di nuovo cosa non va nel loro sistema giudiziario. Dopo 30 processi non ha passato un giorno in carcere. Una brutta pagella per la giustizia italiana”. Che si aggiunge alle numerose condanne che l’Europa commina alla giustizia italiana che sembra essere una “cosa” impersonale invece è composta da persone che interpretano la Legge secondo il loro orientamento politico, etico, personale alla faccia di quella che dovrebbe essere l’immagine rassicurante per il cittadino che non si trova più di fronte alla Legge, alla Giustizia, ma a uomini liberi di sbagliare e liberi di interpretare.

Elio Bitritto