In mostra a Roma, con alcunché di estetico . L’Italia cancellata

Ammesso che sia vera miseria (pubblica) la nostra, l’italiano minimamente riflessivo va chiedendosi: – Ma come siamo finiti così!? Come può essere stato, laddove la nostra Res-pubblica, di fondazione storicamente recente, la si dice dotata della “più bella Costituzione del mondo”!? Insomma: se questo e tale è il prezioso dettato delle Tavole dei nostri comandamenti laici, com’è stato possibile il nazionale fallimento d’impresa?
Costituzione cancellata1291983408.79-1658Un certo Emilio Isgrò, siciliano, che da decenni ha trovato uno scopo di vita (o una sua valenza) artistico-culturale nell’esercitarsi a cancellare le parole di un testo scritto, ivi compreso la stampa degli articoli della Costituzione, ci dice che con questa sua operazione, maieutica all’incontrario, non voglia negare il valore della parola. Anzi – a margine della Mostra alla Gnam di Roma, titolata “Modello Italia” – dichiara: “Volevo far coincidere la possibilità del linguaggio con la negatività del mondo”! Del mondo, e dello stato italiano in particolare. Va da sé.

C’è da chiedersi dunque, restando brevi (sobri) e seri, se può essere significante e avvalorante una parola cancellata (o lo stesso testo costituente repubblicano reso illeggibile), sino al punto di titolare l’opera sua  e la nostra Istituzione italiana come significativamente “Una indivisibile minorata”, e, al contrario, non capace di produrre effetti e risultati in positivo la parola, manifesta e dichiarata, leggibile in essa. Tornando a monte: perché, e se miserandi e in miseria (pubblica e privata) ci si trovi realmente, dopo vari decenni dalla scritturazione del Testo, così lacrimevoli sono i risultati ottenuti?

Forse: in una esposizione futura, non d’arte ma di civiltà, parimenti intitolata “Modello Italia”, bisognerà esporre non tanto un libro (il testo a stampa della Costituzione), con le parole sistematicamente coperte da un nero segno, ma i tanti testi legislativi che i diversi, e comunque per sé prosperanti politici, hanno formulato e resi impositivi, con i risultati che vediamo e patiamo, …volendosi interpretare e realizzare la nostra Costituzione!

Vivaddio, per quanto violata o resa inefficace, la parola manifesta deve continuare a poter indirizzare uomini e menti. Al ché è evidente che non “il verbo” e la suo portato, se ben compreso, fanno difetto, ma, chiaramente, uomini e menti che ad essa hanno posto mano nel tempo, …per mal-a-fare politico, quando non personale. GFP

 

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